tagliatelle-spaghetti

Spaghetti alla Bolognese sì oppure no?

Se ne parla da tempo in tutto il mondo e da qualche settimana, con maggiore intensità anche qui a Bologna, la mia città. Ma gli spaghetti alla Bolognese esistono o sono una invenzione del resto del mondo? Due importanti Chef … Continua a leggere

Bruxelles non è Parigi

Surfando il web e i social nel post attentato all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles non ho notato quella solidarietà rappresentata da bandiere e tour eiffel sui profili che era seguita alla tragedia di Parigi.

Evidentemente non sono stato l’unico e questo post che ripubblico sintetizza molto bene un pensiero che immagino sarà venuto a tanti di noi.

Forse Bruxelles non è Parigi.

http://libernazione.it/a-quanto-pare-pure-del-belgio-non-ve-ne-frega-un-cazzo/

Mah, sarà che turisticamente la differenza è tanta (lo ammetto: anche io ho visitato Parigi ma Bruxelles non ho immagini sul cellulare); sarà che non c’è la Senna e che nessuno cita i “baci alla belga”; sarà che il Belgio è un paese piccolo e che alle elementari ce la cavavamo velocemente con un lapidario Be-Ne-Lux in geografia.

Sarà che gli artisti stanno a Parigi, non di certo a Bruxelles; sarà che è buona la cucina francese, e non quella belga; sarà a Parigi c’è il Louvre, a Bruxelles il Parlamento Europeo.

Sarà che di francese ci vengono in mente tante cose, di belga solo l’insalata…

Oppure sarà che ci stiamo assuefacendo alle brutture del mondo, da una parte e dall’altra.
Che non ci fanno più effetto le immagini dei bombardamenti in medioriente così come quelle degli attentati.

Sarà che ci stiamo dividendo in “noi” e “loro”, senza pensare che il “noi”può essere inclusivo, il “loro” no.

 

SHARE: welcome to a new place!

OK, lo ammetto, ho (molto) trascurato il blog.
L’ho alimentato poco o per nulla, e questo non va bene.
Ora però c’è una novità da segnalare, ed è una novità importante, se non altro per chi mi cerca fisicamente.
Ho lasciato il vecchio ufficio di piazza dell’Unità (per qualche settimana l’indirizzo aziendale sarà ancora quello) per spostarmi in uno spazio non lontano, più ampio, più luminoso, più “condiviso”.
Il nuovo ufficio ha un sapore moderno, con qualche tocco vintage qua e là; due enormi terrazze sui lati est e ovest che sapremo sfruttare al più presto.
Già, ho detto sapremo, al plurale.
Perché in questo nuovo spazio non sono solo: lo condivido con un collaboratore ormai collaudato, un amico ed una grossa società che si occupa di ICT.

Vorrei prima di tutto ringraziare i miei “coinquilini” e augurargli/ci un fruttuoso e divertente futuro di condivisione non solo degli spazi ma anche dei nostri progetti lavorativi.

Poi faccio un augurio a me stesso personalmente: che lavorare con qualcuno (dopo 18 anni di ufficio solitario) mi permetta di migliorarmi professionalmente e come persona.

Insomma, condividere è meglio che competere individualmente e lottare solitari; condividere è prestare la propria opera per le competenze richieste in un contesto allargato, posizionare il proprio tassello del puzzle nel posto giusto al momento giusto, per realizzare un quadro più grande.

Non condividete?

C.

 

https://www.google.com/maps?ll=44.511203,11.350966&z=15&t=m&hl=it-IT&gl=US&mapclient=embed&cid=16045422220521489186

Una seconda vita per Second Life

Una seconda vita per Second Life

Chi di noi non ha mai sognato di cambiare la propria vita?
Chi di noi non ha mai provato a cambiare la propria vita?
Chi di noi non ha mai pensato che le cose sarebbero potute andare diversamente se…?

Beh, gli utenti della prima Versione di Second Life di sicuro sì.
Virtualmente, s’intende.
E dopo il primo flop mondiale Mr. Rosendale ci riprova con un progetto, High Fidelity, che promette realismo e integrazione tra i più sofisticati device 3D.

E tra quelli che fanno il mio mestiere, chi non ha mai immaginato di poter comunicare in maniera efficace e realistica in un mondo dove tutto (o quasi) è possibile?
Molti, di sicuro.
Peccato che al momento la platea verso cui dirigere la comunicazione sia piuttosto limitata e “particolare”, e mille dubbi sorgono a tale proposito. Il primo: chi mi assicura che un potenziale cliente che acquista il mio prodotto su SL, poi replichi tale comportamento nella realtà? E allora, perché non creare dei prodotti virtuali acquistabili solo in quel mondo fatto di zeri e uno, pagando, intanto, nel mondo reale!

 

http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/05/25/news/second_life_il_ritorno_mondi_sempre_pi_reali_con_oculus_e_priovr-87142773/?ref=HRLV-8

Prima pensa alle tue scarpe

ImageComunicare idee, immagini, parole?
Prima pensa alle tue scarpe.
“Il calzolaio gira sempre con le scarpe rotte” è un detto che si adatta benissimo a chi si occupa di comunicazione. Noi addetti ai lavori infarciamo le nostre presentazioni, i nostri progetti, le nostre proposte con una marea di consigli su come comunicare meglio online, partendo dai siti per arrivare a blog aziendali, presenza sui social network e tutte le altre soluzioni di moda in un dato periodo. Non ci facciamo mancare niente quando dobbiamo consigliare gli altri e spesso lo facciamo in modo molto accurato. Tutto cambia quando ci chiedono di presentarci, vedere il nostro sito, blog e tutto il resto. Di concreto si trova poco.
“Eh, mica posso perdere tempo a migliorare il mio sito, io devo lavorare per voi” è una scusa classica. Peccato che non funzioni. Noi addetti ai lavori dobbiamo vendere la nostra professionalità e spesso non seguiamo quello che scriviamo nei nostri stessi Powerpoint. Magari abbiamo il biglietto da visita (cartaceo) ipercurato e coloratissimo, ricco di link a siti, profili e blog che non dicono niente di più su di noi, solo tante belle foto e qualche breve frase ad effetto. Il resto del mondo non sa bene cosa fa uno che si occupa di comunicazione (“ma tu, esattamente, cosa fai al lavoro?” è la domanda numero 1 della mia vita) ma noi facciamo una fatica incredibile a capirlo davvero. Ci lamentiamo delle aziende che non ci ascoltano mentre parliamo con termini gergali e yankee-style, che capiamo solo noi addetti ai lavori. Perché? Scarpe rotte, semplice.
Chi lavora nella comunicazione dovrebbe sempre mettere la propria comunicazione in prima linea, cercando di far capire bene chi è e cosa fa. C’è tanta gente là fuori che ha una necessità ma non sa bene come soddisfarla. Io realizzo contenuti per siti Internet, non faccio siti Internet (non so quasi nulla di Html). Non sapete quante volte ho dovuto spiegare la differenza e mi sono detto: ma perché non lo scrivo sul mio sito? Fatto. Ci vuole molta autocritica, ci si deve porre molte domande, cercando di darsi risposte non scontate. Mica facile.
Ecco, come sempre tante belle parole e pochi esempi pratici. Volete un esempio? Fatevi un giro in questo blog e nel sito (http://www.cristianocapelli.it), lo capirete da soli. Ci sono calzolai che non solo hanno scarpe belle ma pure resistenti, fatte di buoni materiali, create grazie a competenza ed esperienza. Cristiano è uno di loro.Riccardo Polesel
P.S.
Nessun comunicatore è stato pagato in alcun modo per scrivere le 2.421 battute (spazi inclusi) che leggete qui sopra.

Non rimandare a domani…

…Quello che puoi rimandare a dopodomani!
Sembra questo il motto che mi ha guidato nel gestire la novità del blog.

Sino ad oggi.

Avevo l’idea, avevo l’account, avevo i contenuti (di un amico a cui ho chiesto di presentare me e questa mia pagina).
Avevo anche il tempo.

Ma avevo anche dubbi, e mi sono lasciato trasportare fino a qui.

Ora è tempo, quindi ringrazio Riccardo e vi lascio alle sue parole!
(nel prossimo post che arriverà tra 10 secondi, 9, 8, 7 …)